A cura di Terre des Hommes

Nei primi mesi di vita il pianto è una parte del tutto naturale dello sviluppo. Intorno alle due settimane i bambini iniziano a piangere di più, spesso in modo intenso e improvviso, soprattutto la sera. Questo aumento raggiunge il suo picco verso i due o tre mesi e poi diminuisce gradualmente. Anche quando appare inconsolabile, il pianto non indica necessariamente una sofferenza particolare: è un passaggio fisiologico, comune a tutti i neonati.

Proprio perché il pianto può essere così impegnativo, i caregiver possono sentirsi sopraffatti o inadeguati. Quando cresce la fatica e non si riesce a calmare il bambino, si può arrivare a gesti impulsivi e pericolosi come lo scuotimento, che può causare danni gravissimi. Per prevenirlo, è fondamentale ricordare che il pianto non fa male, lo scuotimento sì.

Dopo aver verificato che il neonato non abbia bisogni immediati e concreti, ossia che non abbia:

  • Fame o sete
  • Freddo
  • Caldo
  • Che non abbia bisogno di essere cambiato
  • Che non abbia bisogno di essere consolato

la strategia più sicura è metterlo in un luogo protetto e prendersi qualche minuto per ritrovare calma e lucidità. Allontanarsi un momento non significa abbandonarlo, ma proteggere entrambi.

Ed è altrettanto importante ricordare che chiedere aiuto non è un fallimento. L’accudimento nei primi mesi è faticoso e nessuno dovrebbe affrontarlo da solo. Condividere la stanchezza, cercare sostegno, coinvolgere una persona di fiducia non solo tutela l’adulto, ma crea un ambiente più sicuro per il bambino.

Accettare che il pianto faccia parte della crescita e affidarsi a una rete di supporto sono i passi più efficaci per prevenire la Shaken Baby Syndrome e accompagnare con serenità i primi mesi di vita.

La dottoressa Francesca Menegazzo, psicoterapeuta e medico di comunità dell’ospedale Meyer IRCCS di Firenze, in questo breve video spiega come possono approcciarsi al pianto del neonato e rivolge preziosi consigli a mamme, papà e caregiver.

 

 

 

Sul sito di NidoInsieme0-6 è possibile trovare una pagina di approfondimento dedicata alla Shaken Baby Syndrome con tante ulteriori informazioni utili per conoscere meglio questa forma di maltrattamento infantile e prevenirla.

A cura di Terre des Hommes 

Intervista a Liviana Rinaldi, psicologa, e Daniela Moles, pedagogista, esperte nella formazione per nidi e scuole dell’infanzia.

All’interno del progetto Nidoinsieme 0-6, per sostenere la qualità educativa nei servizi per la prima infanzia, è stato avviato un percorso formativo rivolto a educatori, operatori e coordinatori pedagogici. L’obiettivo è rafforzare le competenze professionali, favorire il lavoro di gruppo e stimolare la riflessione sui principali nodi pedagogici contemporanei, come la relazione con le famiglie e l’impatto del digitale nei contesti educativi. Abbiamo intervistato Liviana Rinaldi e Daniela Moles, professioniste coinvolte nella conduzione dei corsi, per approfondire le caratteristiche dell’intervento e i riscontri ricevuti sul campo.

Qual è il vostro percorso professionale e come collaborate oggi con Terre des Hommes?

Liviana Rinaldi – Sono psicologa e mi occupo da oltre vent’anni di formazione e progettazione sociale, con un’attenzione particolare alle persone fragili. Ho svolto anche il ruolo di psicologa scolastica, supportando alunni, genitori e personale educativo.

Daniela Moles – Io sono pedagogista e ho lavorato per anni nei servizi di tutela minori. Questo mi ha permesso di entrare in contatto diretto con famiglie vulnerabili e con il sistema scolastico, sviluppando un approccio multidisciplinare alla formazione.

A chi si rivolge il percorso formativo promosso da Terre des Hommes?

Liviana – La formazione è destinata a educatori e operatori di nidi e scuole dell’infanzia. Abbiamo coinvolto x istituti situati in diverse zone dell’area Metropolitana di Milano e ogni istituto coinvolto ha potuto scegliere tra 12 moduli tematici, che sono stati elaborati nella precedente progettualità di NidoInsieme, in base ai bisogni emersi attraverso un’analisi condivisa con i coordinatori. Il nostro compito è stato quello di guidare questa scelta e condurre la formazione.

Quali differenze avete riscontrato nei profili dei coordinatori coinvolti?

Daniela – Abbiamo incontrato sia coordinatori con un background educativo, sia figure imprenditoriali che gestiscono micro-nidi con approccio manageriale. Entrambi i profili si sono mostrati sensibili alla qualità formativa, anche se con priorità differenti: i primi focalizzati sul benessere del gruppo e sul rafforzamento delle competenze educative, i secondi più attenti all’efficienza organizzativa.

Liviana – I coordinatori con esperienza aziendale tendono a strutturare i servizi con logiche gestionali precise, che però possono beneficiare molto di un intervento formativo mirato al lavoro di squadra e alla relazione educativa.

Qual è stata la risposta degli educatori ai percorsi?

Daniela – Ottima. I partecipanti hanno mostrato motivazione e disponibilità a mettersi in gioco. Il gruppo era eterogeneo: da giovani alle prime esperienze a professionisti con decenni di attività. Le metodologie interattive che usiamo – come role-play e attivazioni ludiche – hanno favorito la partecipazione attiva.

In cosa consistono queste metodologie?

Liviana – Partiamo sempre da attivazioni “leggere” ma mirate, che aiutano a creare fiducia nel gruppo e stimolano la riflessione personale. Crediamo che la formazione debba coinvolgere il partecipante anche a livello emotivo, perché sia davvero trasformativa.

Daniela – Non usiamo slide o lezioni frontali. Preferiamo un approccio esperienziale, con restituzioni scritte alla fine del percorso. I gruppi più numerosi – fino a 22 partecipanti – hanno offerto uno scambio ricchissimo, mentre quelli più piccoli sono stati comunque efficaci, ma con meno stimoli.

Quali temi sono risultati più richiesti?

Liviana – Due soprattutto: il rapporto tra digitale e prima infanzia e la comunicazione scuola-famiglia. Quest’ultima si intreccia anche con la comunicazione interna tra operatori. Si tratta di ambiti chiave per costruire un contesto educativo coeso e capace di rispondere alle sfide attuali.

Nel 2024 è entrata in vigore una nuova norma regionale sull’iscrizione all’Albo delle figure educative. Ha avuto un impatto?

Daniela – Sì, la prospettiva dell’albo ha spinto molte realtà ad aggiornare le competenze del personale. Ora è richiesto un titolo universitario specifico (Scienze dell’Educazione), e questo ha contribuito a dare più valore alla formazione.

Un’ultima domanda: siete soddisfatte dei contenuti dei moduli formativi proposti?

Liviana – Assolutamente. Riteniamo siano molto efficaci. Le due tematiche più scelte sono di grande attualità e rispondono a bisogni concreti. E il coinvolgimento riscontrato nei corsi ci conferma che la direzione è quella giusta.

 

Per chi desidera approfondire i temi legati alla crescita, all’educazione e al benessere dei bambini nei primi sei anni di vita, le pagine di questo sito offrono numerosi contenuti informativi, strumenti utili per genitori e operatori e una mappa aggiornata dei servizi per l’infanzia presenti sul territorio. Uno spazio pensato per sostenere, condividere buone pratiche e costruire insieme una comunità educativa attenta e competente.

 

 

In mancanza di nonni, o baby-sitter a cui affidare il proprio figlio, o figlia, difficilmente i neogenitori riescono a frequentare il cinema. CinemAgattoni, grazie alla collaborazione dell’Auditorium Anna Marchesini di Settimo Milanese, propone a mamme e papà proiezioni di film presenti nelle sale, in un setting allestito anche per le esigenze dei più piccoli.

Mentre i genitori sono seduti e si godno il film sono a disposizione dei bambini spazi morbidi dove riposare o giocare; il volume del film è modulato e la luce in sala è soffusa proprio per creare un ambiene adatto alle loro esigenze. 

Inoltre ad ogni proiezione sono presenti gli operatori e le operatrici di Cooperativa COMIN e dello Spazio TerraLuna che sono a disposizione delle mamme e dei papà.

CinemAgattoni è un’azione realizzata da Cooperativa COMIN, all’interno di NidoInsieme0-6.

Nido Insieme 0-6 è un progetto di ATS Città Metropolitana di Milano, finanziato da Regione Lombardia e implementato da Comune di Milano, Terre des Hommes, ASST Nord Milano e Generazione Impatto insieme a una rete di 17 partner operativi che vantano una pluriennale esperienza nell’educazione e promozione del benessere dei più piccoli.

Guarda il  video per scoprire di più: 

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